Ingiustizia in Egitto, ecco come la libertà di parola non esiste più

stampaIl 23 giugno, dopo cinque mesi di un processo che ha fatto il giro del mondo, tre giornalisti di Al-Jazeera (il giornalista australiano Peter Greste, il canadese-egiziano Mohamed Fahmy e il produttore egiziano Mohammed Baher) sono stati condannati da sette a 10 anni di carcere per delle accuse collegate al terrorismo al Cairo, in Egitto. Nello spirito della libertà di parola, spetta a ciascuno di noi di parlare a loro nome.

Durante il processo, ministero degli Esteri egiziano ha insistito che un “giusto processo è stato fatto”. Secondo Amnesty International, che ha osservato ogni sessione, “l’accusa non è riuscita a produrre uno straccio di prove concrete.”

Quello che è successo a questi giornalisti di Al-Jazeera potrebbe accadere oggi o domani ad un qualsiasi giornalista o editore in ogni parte del mondo. Questo tipo di azione rischia di fermare la corretta e indipendente copertura di notizie in tutto il mondo. I giornalisti devono avere la libertà di stampa e sfidare lo status quo, anche se ciò è impopolare, e riferire la notizia come meglio credono, non come i censori governativi ritengono opportuno.

In virtù della libertà di parola in tutto il mondo, non possiamo lasciare che i media (egiziani in questo caso) siano ridotti al silenzio, all’auto-censura e alle intimidazioni. La minaccia alla libertà di stampa è una minaccia per la salute della società stessa, per i suoi cittadini, per i suoi giornalisti, per i creatori del cambiamento e per i sognatori.

Il governo egiziano, infatti, sembra aver riconosciuto questo fatto. Il presidente egiziano, Abdel Fatah al-Sisi, ha ammesso che la dura condanna ha danneggiato la reputazione del paese.

La libertà di stampa protegge ogni libertà. I flussi informativi a livello globale promuovono la trasparenza e la responsabilità. Le notizie ci collegano gli uni agli altri, alle opportunità e alle idee per le aspirazioni per un mondo migliore. Coloro che leggono meglio, conoscono meglio. Quelli che sanno di più, fanno meglio. L’educazione è fondamentale per la piena libertà di parola.

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