Cosa significa l’acquisto di Pirelli da parte dei cinesi per noi italiani

pirelliPirelli è stata venduta ai cinesi di Chem-China, azienda chimica che ha fatto un’offerta da 7 miliardi in totale (15 euro ad azione) per acquistare la quota di maggioranza dell’azienda fondata a Milano nel 1872. L’Opa dovrebbe avvenire entro l’estate 2015 e potrebbe portare fino a 3 scenari a seconda delle adesioni alla stessa.

La decisione finale di questa vendita è stata presa da Marco Tronchetti Provera in qualità di CEO e ha portato a pesanti critiche da parte di più parti (anche se non da tutti, l’ex presidente dell’Inter Massimo Moratti ha difeso l’operato del CEO di Pirelli). Una delle opposizioni più sentite sono state fatte dai sindacati, che hanno chiesto l’intervento del Governo.

Ma cosa porterà questa vendita per noi italiani?

Indubbiamente il nostro paese perde un altro pezzo importante, ma sono interessanti da leggere le considerazioni di fondo riportate da “Il Giornale”. Il primo punto è che si legge ovunque sull’italianità perduta, ma non si considera che Pirelli non aveva le dimensioni adatte per competere a livello globale, dunque si trovava di fronte a due scelte: essere preda dei concorrenti o essere acquistata. Così come con l’accordo con Rosneft ha aperto all’azienda milanese il mercato russo, quello con Chem-China le aprirà le porte del – gigantesco mercato asiatico.

In passato abbiamo già avuto esempi di altre aziende italiane che, una volta vendute all’estero, sono esplose: Bottega Veneta, Gucci e Birra Peroni sono tre meravigliosi esempi.

Pirelli diventa cinese ma la sede, il management e il settore ricerca rimarranno in Italia (servirà il 90% del capitale per modificare questa norma). Oltre a questo, l’esperienza nella realizzazione degli pneumatici è tutta italiana, nulla e nessuno potranno mai togliercelo.